lug 31 2010
La “destra” dice addio all’autonomia generazionale
Di tutti gli strascichi che l’improvvida e mal consigliata decisione di Berlusconi di spaccare il Pdl – che non voglio qui commentare – questo sicuramente è quello che più mi amareggia come dovrebbe amaraggere tutti quelli che nel nome dell’autonomia generazionale, giovani militanti del Fronte e di altre organizzazioni, hanno combattuto nei decenni scorsi. Berluskaiser obbliga ad un atto di sottomissione tutta la dirigenza della Giovane Italia, locale e nazionale, chiamata a firmare la risoluzione votata dall’Ufficio di presidenza «per confermare l’adesione alle politiche del governo». Chiaramente sappiamo già anche cosa accadrà a chi, per coerenza ideale, dovesse rifiutarsi di firmare, sempre che oggi ci siano ancora giovani disposti a rischiare “i galloni” e la “poltroncina” per questioni ideali. Il nostro mondo giovanile non aveva subito un simile affronto, neanche quando venne imposta la diarchia, mai relegato a ruoli così bassi, di notai obtorto collo, neanche sotto le pressioni di Almirante (più che altro, anche all’epoca, dei suoi colonnelli), neanche quando Rauti segretario tentò di fatto trasformarlo in un partitino organico al Msi scatenando ire e delusioni. A quel diktat molti si ribellarono, ma allora ribellarsi era giusto, anche a costo di rimetterci in proprio, in nome della bandiera della AUTONOMIA GENERAZIONALE, della sacrosanta convinzione che le istanze fondanti della politica giovanile dovessero nascere, libere da vincoli partitici, solo dai giovani e attraverso il loro percorso di maturazione. Il mio sospetto è che a “cesare” alcune delle ultime iniziative giovanili, prima tra tutte la manifestazione di Palermo contro la mafia a cui, è bene ricordarlo, non ha partecipato nessun membro del governo come d’altra parte è successo per tutte le iniziative in ricordo di Paolo Borsellino, non siano andate assolutamente a genio. Meglio così verrebbe da dire, meglio una ruvida chiarezza che aprà gli occhi anche a chi non è portato a farlo. Meglio che capiscano cosa è e cosa rappresenta Silvio Berlusconi. Soprattutto considero positivo che i giovani vedano come si comporteranno quei ragazzi di ieri che si riempivano la bocca con l’autonomia giovanile anche fuori tempo massimo, casomai alla soglia dei cinquant’anni. Sono sicuro che pochi avranno il coraggio di proferire verbo in difesa di quell’autonomia che idealmente ci fece, ragazzi di ieri, prendere sempre le distanze dalle beghe interne al partito e di quei ragazzi di oggi, ammesso che ce ne saranno, che rifiutassero di firmare e non certo per difendere Fini ma solamente salvaguardare la propria coerenza di percorso e la propria dignità personale.




