Archive for settembre, 2008

set 30 2008

Il caso Ciavardini: dove informarsi?

Published by Giuseppe under News

Brevi note bibliografiche per una contro-storia sulla strage di Bologna, sui processi e le condanne.

Premesso che sono personalmente convinto dell’innocenza di Fioravanti, Mambro e Ciavardini in merito all’accusa che li vuole ideatori e/o esecutori della strage credo sia comunque utile, anche e soprattutto per quanti non la pensano come me, continuare a ricercare spiragli di luce, tenere aperto il dibattito, valutare esternazioni in merito ad una delle pagine più buie del nostro Paese. Non credo che quello che io penso essere una verità di comodo che, nelle migliori delle ipotesi, non può non lasciare almeno larghi margini di incertezza in quanti siano dotati di spirito critico e onestà intellettuale, sia utile ad un processo di crescita della nostra società, del nostro sentire comune. Ecco perché, anche in risposta alle email che mi hanno raggiunto in questi mesi, pubblico alcuni inviti alla lettura sperando diventino il viatico di una nuova ed intensa stagione di dibattito.

Andrea Colombo, Storia nera. Bologna la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, Cairo Publishing, 2007.

Piero A. Corsini, I terroristi della porta accanto, Newton Compton, 2007.

Riccardo Bocca, Tutta un’altra strage, BUR, 2007.

Valerio Cutunilli, Bologna 2 agosto 1980 – Strage all’italiana, Edizioni Trecento, 2007.

Giovanni Bianconi, A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti, terrorista neo-fascista quasi per caso, Baldini Castoldi Dalai, 2007.

Gianluca Semprini, La strage di Bologna. Luigi Ciavardini: un caso giudiziario, Società Editrice Barbarossa, 2005.

Gianluca Semprini, La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto. Il caso Ciavardini, Bietti-Società della critica, 2003.

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set 21 2008

Fascismo e antifascismo: non se ne può più!

Published by Giuseppe under News

In questi giorni ho sentito e letto talmente tante idiozie su questo argomento che spero mi perdonerete se, arrivati a questo punto, voglio dirne e scriverne un po’ anche io, così, tanto per non perdere l’abitudine.

La parabola storica del Fascismo si è conclusa nel 1945 – per alcuni storici la data andrebbe anticipata al 25 luglio del 1943 – e tutto quello che ne è seguito è, comunque, altra cosa dal Fascismo. Detto questo non nego che nei decenni trascorsi da quella data ci possano essere state forme di nostalgismo e reducismo probabilmente finalizzate anche a velleitarie ed anacronistiche “restaurazioni”, ma il Fascismo finisce definitivamente con la morte di Benito Mussolini al quale non sopravvivono eredi designati.

Il vero problema degli anni immediatamente seguenti alla caduta del Fascismo, quelli della guerra civile strisciante intendo, gli anni dei massacri taciuti e delle stragi di stato che si protrassero in Italia almeno fino all’omicidio di Paolo di Nella, quegli anni non videro come protagoniosti i nostalgici del Fascismo o i sedicenti neofascisti bensì i nostalgici crimanali del neo-antifascismo, quel neo-antifascismo che impersonificava le paure subconscie di gran parte della società borghese e che diventava elemento indispensabile alla nascita della teoria degli opposti estremismi grazie alla quale il sistema potè sopravvivere a se stesso allagando di sangue il nostro paese; potremmo qui discutere se quel sistema sia lo stesso che mantiene in mano i gangli del potere oggi, ma questo è un altro capitolo da affrontare in un prossimo futuro.

Questo antifascismo del dopoguerra, costruzione artificiale e funzionale alla stabilizzazione di scenari internazionali piuttosto che italiani e che io chiamo neo-antifascismo, nessuno può realmente pensare che incarni valori di Libertà, né di qualsivoglia altro tipo; in verità credo che nessuna logica “anti” possa incarnare valori duraturi in quanto focalizzata unicamente su di un nemico e di conseguenza sterile, incapace di procreare pulsioni, elaborazioni e moti dell’animo duraturi; ma in particolare questo neo-antiqualcosa ha rappresentato solo un escamotage funzionale alla prosecuzione di un sistema di potere che non mi ha rappresentato in passato, che certamente non ha rappresentato nessuno della mia generazione realmente impegnato – sotto qualsiasi bandiera – nel sociale e nella politica e che altrettanto certamente non fu in grado motu proprio di trasformarsi in altro da se. Cercare oggi di contrabbandarlo incubatore di valori è una operazione antistorica e che quindi rifiuto a priori, che non porta da nessuna parte e che serve solo a creare contraddizioni, distinguo e nuove barricate; un’operazione dal respiro corto e probabilmente funzionale solo ad una ennesima resa dei conti interna. Per quanto mi riguarda dico solo: no grazie, abbiamo già dato!

D’altra parte l’antifascismo storico non è un super-valore e, che piaccia o no, anch’esso finisce nello stesso istante in cui muore Mussolini. Che poi gli antifascisti, quelli veri, quelli storicizzati, fossero portatori di valori in quanto categoria e non in quanto singoli, valori quali quelli ricordati da Fini per intenderci, è certamente possibile ma allo stesso tempo opinabile, a meno che non ci sia qualcuno che veramente pensi oggi di reincarnare il “miracolismo dell’uno che pensa per tutti” così bene descritto da Berto Ricci.

Un ultimo cenno su Federico Iadicicco: ammiro il suo coraggio e la sua generosità certo come sono che alle volte nella vita si possa e si debba anche fare ciò che non conviene pur di restare coerenti con se stessi. C’è comunque un limite, invalicabile, oltre al quale specie se abbiamo responsabilità che esulano quelle solo verso noi stessi non è consentito andare, quel limite è rappresentato dall’imperativo di non fare mai il gioco di nessuno dei nostri tanti avversari, interni ed esterni. Se cadiamo in questo errore, coraggio e generosità vengono annacquate da una ondata di ingenuità imperdonabile. Se non superiamo il limite dobbiamo “solo” essere pronti a pagare di persona per le nostre idee con il sorriso sulle labbra, se lo superiamo rischiamo di essere perdonati ma al tempo stesso seppelliti dalle risate di chi non ci ama.

Giuseppe Pezzotti

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