Il 25 marzo saranno passati già tre anni: “Giuseppe, è morto Paolo”. Una telefonata di Giba. Ricordo che stavo aprendo la serranda del Circolo di Via Guendalina Borghese, la vecchia “sezione” Garbatella. Da cinque mesi Paolo Colli, fondatore dell’associazione ambientalista Fare Verde, lottava contro la leucemia ma pochi ne erano a conoscenza, in pochi se ne erano accorti: Paolo era così, riservato, operoso, umile, poche chiacchiere, la sua attività era frenetica come al solito, ancora in sella al motorino per districarsi nel caos di Roma. Aveva 44 anni.

Cuore pulsante dell’Associazione fino all’ultimo, il suo nome è legato a tutte le più importanti iniziative: i campi antincendio, Mare d’inverno, la battaglia sui cotton fioc, il volontario internazionale, la campagna sul compostaggio alla quale ancora lavorava quando ci ha lasciato.

Fu lui a volermi come architetto a difendere le ragioni di Fare Verde sul Tavolo verde per il Nuovo Piano Regolatore di Roma.
Mi piace ricordarlo durante un convegno in Calabria dal titolo Disinquinare la politica; sono passati più di dieci anni e ancora oggi, quando ho bisogno di un metaforico latte caldo, metto su la videocassetta e ripenso a quel giorno: arriva nel primo pomeriggio nonostante le pressioni perché non partecipasse, si parlava di discariche, di ecomafia e per giunta erano in corso una serie di campagne elettorali: “Giuseppe se non venissi potresti sostituirmi?” – “No!” – “Ci vediamo domani pomeriggio alla stazione”; una doccia, il convegno partecipatissimo, teso, ma nessuna mezzaparola: concetti chiari, fermi, coraggiosi, gli applausi; una cena da soli in agriturismo, ed il treno che lo riporta a Roma. Io che scivolo come un allocco sul binario per salutarlo fino all’ultimo, per dirgli arrivederci. Arrivederci Paolo, arrivederci amico mio.
Su Paolo: Fare Verde, Blog dell’Anarca, L’Architrave.