nov 09 2007
Urlo, novembre 2007 – EMERGENZA CASA: CATARCI REQUISISCE E LA MAGGIORANZA RISCHIA, POI SI SALVA
Il presidente dell’XI Municipio, Catarci, contemporaneamente ai suoi colleghi Fantino (IX Municipio) e Medici (X), lo scorso 11 ottobre, ha requisito 11 appartamenti sotto sfratto nel territorio, di cui 9 alla Garbatella e 2 all’Ostiense. Tra le conseguenze dell’atto, c’è un’indagine in corso della Procura della Repubblica, una “visita” della Digos nella sede dei municipi in questione, e una crisi di maggioranza sfiorata. L’ordinanza è arrivata pochi giorni prima del termine del 14 ottobre, ultimo giorno utile per evitare gli sfratti, e, nei tre municipi, ha interessato in totale circa 200 abitazioni. Un provvedimento, secondo le parole dello stesso Catarci, di salvaguardia e di tenuta sociale: “Salvaguardia perché impedisce lo sfratto di soggetti che per le condizioni socio–economiche e personali non sono in grado di misurarsi con il mercato immobiliare. Tenuta sociale perché così si evita di ampliare ulteriormente l’area del disagio e dell’emergenza abitativa”. Le ordinanze, dunque, consentono alle famiglie sotto sfratto, e in difficoltà economiche, di restare temporaneamente nelle case –appartenenti a grandi proprietà immobiliari e che avevano rifiutato la mediazione del Municipio nella ricontrattualizzazione dei canoni – pagando l’affitto prestabilito, in attesa che si realizzino i programmi di edilizia pubblica e le altre misure di sostegno. Ma questa spiegazione non è evidentemente bastata ai pm Maria Cristina Palaia e Salvatore Vitello, che hanno aperto un procedimento per abuso d’ufficio e usurpazione di funzioni pubbliche (artt. 323 e 347 del Codice Penale) contro i tre mini-sindaci, e hanno inviato nei loro uffici lo scorso 22 ottobre alcuni agenti della Digos a prelevare la documentazione relativa alle ordinanze. Azione che fa prevedere una prossima iscrizione nel registro degli indagati di Catarci, Fantino e Medici (nonostante quest’ultimo, pochi giorni prima, si fosse visto confermare il “non luogo a procedere” contro, da parte della Cassazione, per alcune precedenti requisizioni del 2005). Intanto, anche nella sala consiliare del Municipio Roma XI non sono mancate ripercussioni. La prima forza politica ad intervenire è stata Alleanza Nazionale, con una mozione del cons. Rosati (sottoscritta da tutta l’opposizione) che invitava Catarci a tornare “nell’alveo della legalità revocando immediatamente l’ordinanza”, in quanto tale provvedimento, definito dallo stesso Rosati una “goliardata”, non sarebbe di competenza dei presidenti di municipio. Un documento di sfiducia che però, inizialmente, aveva “stuzzicato” anche qualche esponente dei gruppi di maggioranza, tanto che il centro-sinistra, che pure può contare su un numero schiacciante di consiglieri, aveva dovuto abbandonare l’aula (tranne il cons. Moccia dei Verdi) e far mancare il numero legale, palesando così una divisione al suo interno. Mossa che ha fatto infuriare il cons. Pezzotti, anche lui di AN, che è arrivato a chiedere il commissariamento del Municipio: “Da quando si è insediata questa Giunta manca il numero legale in Consiglio senza soluzione di continuità – ha affermato Pezzotti a Urlo – gli unici consigli che vanno “lisci” sono quelli in cui non si parla di politica. La maggioranza è divisa, non riesce a trovare un equilibrio: basta vedere il numero di incarichi e di deleghe che stanno trovando per cercare di accontentare tutti i vari esponenti dei partiti che la compongono. In questo senso, per loro governare in 17 è più difficile che governare in 15…”. Nel frattempo, la maggioranza sembrava non aver trovato la quadra, tanto che nel successivo consiglio avente all’odg la mozione, L’Ulivo e la Lista Veltroni si erano presentati con un proprio odg che stigmatizzava il gesto del presidente, e lo impegnava a non ripetere atti simili. Un atto forte, con i consiglieri riformisti a minacciare “fuochi d’artificio in Consiglio”, che faceva presagire ulteriori tensioni nella maggioranza: mentre Rosati tuonava “Oggi si apre ufficialmente la crisi dell’XI Municipio, il Presidente dovrebbe dimettersi”, il cons. Bertolini, capogruppo dell’Ulivo, provava a rassicurare: “Non è una sfiducia, ma non condividiamo il metodo”, per sentirsi rispondere dai banchi di destra: “Dopo aver votato quest’atto, dovreste sfiduciarlo, ma non ne avete il coraggio”, mentre la consigliera Di Veroli, altra firmataria dell’odg, rincarava la dose: “Presidente, non pensi di essere il solo ad avere a cuore l’emergenza abitativa. Anche noi siamo sensibili, e vogliamo essere consultati!”. L’aria di crisi, però, è finita con la dichiarazione in aula dello stesso Catarci: “Anch’io voterò sì al documento dell’Ulivo – ha dichiarato il presidente in Aula, stupendo tutti i presenti con un colpo di scena degno del miglior regista cinematografico – perché mette in evidenza la straordinarietà della mia decisione. Inoltre, ho qui una lettera di Veltroni (altro colpo di scena, ndr) che condivide le motivazioni sociali dell’iniziativa, di cui tra l’altro sto valutando la sospensione”. A questo punto le diverse sfumature sembravano collimare, e la maggioranza votava compatta, 14 a zero (l’opposizione era uscita dall’Aula durante la votazione dell’odg). Pericolo scampato, secondo tutti: da Angelucci (Sinistra Democratica) “Siamo usciti vincitori da una situazione di difficoltà: il Presidente è un vero uomo di sinistra” a Moccia “E’ affermata la supremazia del Governo sociale del territorio” a Gianluca Marra, di Rifondazione Comunista: “E’ un salto di qualità per la politica del Municipio”. Anche dall’opposizione arrivano lodi a Catarci, vero trionfatore del Consiglio (durato alla fine oltre 4 ore): “Finalmente – a parlare è ancora Pezzotti – ho sentito Catarci come il vero Presidente del Municipio. Ma il disaccordo rimane: nei prossimi giorni valuterò l’opportunità di sporgere denuncia, e se riuscirò a verificare una continuità nella violazione della legge, chiederò alla Giustizia di sciogliere questo Consiglio”.
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